Inizio questo dialogo nella speranza di trovare riscontro in tutti quelli che, come me, sono stati fatti diventare emigranti da piccoli, loro malgrado tolti dal loro ambiente natio e portati al NORD.
Non in un altro stato, non un altro continente semplicemente al nord.
45 anni fa era una distanza enorme, quanto eravamo diversi noi dai polentoni.......
Oggi i giornali, la televisione, l'istruzione hanno unificato l'Italia, ma soltanto 50 anni fa eravamo sconosciuti tra stessi italiani.
Quanto è stato duro integrarsi, quante umiliazioni,cattiverie subite.
Ed ora i nostri figli, che si sentono a casa al nord, a volte hanno atteggiamenti, verso i nuovi emigranti, paragonabili a quelli dei polentoni verso i terroni in quelli che qualcuno ha definito i meravigliosi anni '60.
Io penso che nessuno lascia la sua terra a cuor leggero, e se lo fa porta con se tanta sofferenza, tanta rabbia, tanto rancore e disperazione che a volte li induce anche a commettere atti criminali, ma che comunque sono la minoranza. Tanti altri sono quelli che si adattano a fare lavori che nessun genitore italiano sogna per il proprio figlio, io infatti non ho mai pensato, ne ho mai sentito dire ai miei figli che da grande vogliono fare il carpentiere o il muratore o lavorare negli altiforni.
Io conosco badanti che hanno tanto di laurea, ed hanno un'intelligenza e una cultura superiore alle persone che loro servono umilmente.
Meditiamo...
lunedì 4 febbraio 2008
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